Il Duomo di Mantova

Intitolato all’apostolo Pietro, è una chiesa dalle molteplici valenze.
Sotto il profilo storico, è sorta tra le prime della diocesi e racchiude innumerevoli memorie delle vicende politiche, culturali e religiose della città. Sotto il profilo artistico, presenta le ricchezze di un grande museo. Sotto il profilo della fede, è la cattedrale, è una chiesa parrocchiale, ed è un duplice santuario.

La storia

Il cristianesimo a Mantova risale ai primi tempi della Chiesa; entro l’attuale seminario sussistono resti di un battistero del V secolo. Quando, nell’anno 804, il papa Leone III eresse la diocesi, prima cattedrale si ritiene sia stata la chiesa di San Paolo, che sorgeva davanti al battistero e parallela a un’altra intitolata a San Pietro. Il titolo di cattedrale passò a quest’ultima nel secolo XI, quando fu ricostruita dopo un incendio.
La ricostruzione non era ancora terminata quando Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca, residente a Mantova in qualità di Legato pontificio per la Lombardia, morì e qui fu sepolto. Era l’anno 1086;l’anno seguente Anselmo fu canonizzato, e con gran devozione di popolo divenne il santo patrono della città e della diocesi. Tra Tre e Quattrocento,per volontà di Francesco I Gonzaga signore della città, ad opera dei fratelli veneziani Dalle Masegne la cattedrale allora romanica fu ampliata e abbellita in forme gotiche. Nella seconda metà del XV secolo vi fu aggiunto il santuario di Santa Maria dei Voti, poi chiamato dell’Incoronata, dove si venera un’immagine della Madonna col Bambino dinanzi alla quale si tramanda che Sant’Anselmo solesse pregare.
Alla metà del secolo seguente l’interno della cattedrale fu completamente ristrutturato su disegno di Giulio Romano per volontà del vescovo, il celebre cardinale Ercole Gonzaga, e il venerabile Francesco Gonzaga, suo successore, lo arricchì di un mirabile ciclo di affreschi. Nel secondo Seicento vi si aggiunse la ricca cappella del Santissimo Sacramento, e a metà Settecento il vescovo Antonio Guidi Di Bagno fece ricostruire la facciata nelle forme attuali. Agli inizi del secolo successivo furono traslati in cattedrale e nel santuario dell’Incoronata i corpi di vari santi, prima venerati in alcune delle tante chiese soppresse a fine Settecento dalle autorità di governo, e dopo l’annessione di Mantova al regno d’Italia furono collocati qui segni memoriali del contributo dato dal clero mantovano al risorgimento.

La fede
Le complesse vicende appena riassunte offrono al pellegrino in visita a questo tempio multiformi motivi di riflessione e di devozione.
Anzitutto questa è la cattedrale, cioè la chiesamadre della diocesi, espressione dell’unità dei cristiani mantovani intorno al loro vescovo, il quale ha qui la sua cattedra di maestro e pastore della comunità. Ogni cristiano è nella Chiesa in quanto è inserito in una diocesi, che della Chiesa è la concreta espressione locale; dunque chi prega qui, mantovano o forestiero che sia, è sollecitato a riflettere sul fatto della propria appartenenza alla famiglia dei figli di Dio, e al modo in cui la vive.
La fedeltà e l’impegno per la Chiesa sono esemplificati sino all’eroismo da Sant’Anselmo. Egli nacque a Milano verso l’anno 1035, e sotto la guida dello zio, poi papa Alessandro II, si impegnò senza tregua per la riforma della Chiesa, allora in conflitto con l’Impero nella cosiddetta “lotta per le investiture”. Allo scopo scrisse anche vari libri, fu consigliere di Matilde di Canossa (l’unico capo di stato a schierarsi a fianco del papa) e dovette subire l’esilio dalla sua diocesi di Lucca. Trasferitosi a Mantova, vi lasciò il ricordo di una vita esemplare e in particolare di una profonda devozione alla Vergine Maria, venerata nell’immagine tuttora presente nel ricordato santuario dell’Incoronata.
Questa sacra immagine della Madonna col Bambino, tuttora assai venerata, è la più antica esistente in diocesi, e dal 1640 è ufficialmente denominata della “Beata Vergine Maria Incoronata Regina di Mantova”. Con lei, nel santuario si venerano anche i resti mortali di sei mantovani esemplari.
La cappellina di destra racchiude sotto la mensa dell’altare le spoglie del Beato Giacomo Benfatti, domenicano, vescovo di Mantova dal 1304 al 1332, e nelle urne laterali il Beato Marco Marconi (1480-1510), religioso girolamino, e la venerabile Caterina Carreri, terziaria domenicana, morta ottuagenaria nel 1557. Nella cappellina di sinistra sono i corpi di altri tre beati: sotto la mensa dell’altare, Giovanni Bono (1168-1249) eremita e fondatore di una famiglia religiosa poi confluita nell’ordine agostiniano; nelle urne, due carmelitani: Bartolomeo Fanti, vissuto nel secolo XV, e Battista Spagnoli (1447-1516), superiore generale dell’ordine, umanista e fecondo poeta in lingua latina, al suo tempo stimatissimo in tutta Europa: Erasmo da Rotterdam lo paragonò a Virgilio, e persino Shakespeare lo elogiò in una delle sue opere teatrali.Altri santi mantovani sono ricordati nella cattedrale.
I due compatroni della diocesi, San Luigi
Gonzaga e San Pio X, sono raffigurati rispettivamente al secondo altare di destra (la pala, voluta dal venerabile Francesco Gonzaga, suo contemporaneo, si ritiene mostri di Luigi le fattezze autentiche) e al quarto di sinistra (il santo pontefice fu dal 1884 al 1893 vescovo di Mantova; il dipinto fu inaugurato dal Beato Giovanni Paolo II in occasione della sua visita alla diocesi compiuta nel 1991).
La pala dell’altare esterno del transetto sinistro ritrae tra i santi l’ancora veneratissima Beata Osanna Andreasi (1449-1505), terziaria domenicana, il cui corpo incorrotto giace nella preziosa urna collocata sotto la mensa dell’altare.

Gli appuntamenti
Sant’Anselmo, patrono della diocesi, è festeggiato il 18 marzo. Il suo corpo ancora incorrotto, custodito sotto la mensa dell’altare centrale della cattedrale, è esposto alla pubblica venerazione dal pomeriggio del giorno precedente e sino alla domenica successiva.
I corpi dei beati sono esposti il 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, e ciascuno nel giorno della propria memoria liturgica: il 24 febbraio, Marco Marconi; il 17 aprile, Battista Spagnoli;il 18 giugno,Osanna Andreasi;il 16 ottobre,Giovanni Bono;il 19 novembre, Giacomo Benfatti; il 5 dicembre, Bartolomeo Fanti.
L’Incoronata si festeggia la prima domenica dopo l’11 novembre, memoria di San Martino. Nell’occasione è esposto in cattedrale il corrispettivo simulacro mobile, servito nel 1640 per portare solennemente l’immagine nella basilica di Sant’Andrea dove, per volontà della principessa Maria Gonzaga, allora reggente del ducato, furono imposte corone d’oro sul capo della Madre e del Bambino.

L’arte
I continui interventi sulle strutture e sulle decorazioni della cattedrale l’hanno dotata di opere d’arte in gran numero. Sul piano architettonico spiccano all’esterno la facciata, barocca, e il fianco destro, residuo dell’opera dei Dalle Masegne, e all’interno il santuario dell’Incoronata, espressione del primo rinascimento toscano, nonché l’ultimo capolavoro di Giulio Romano: la selva di
bianche colonne che delimitano le navate, adorne di elaborate coperture. Quanto alle immagini, per la loro singolarità si segnalano le seguenti. Transetti, cupola e abside della cattedrale, con gli altari e il grandioso ciclo di affreschi (opera principalmente di Teodoro Ghisi, Ippolito Andreasi e Antonio Maria Viani) svolgono un programma figurativo che illustra gli aspetti fondamentali della fede cristiana, secondo gli orientamenti del Concilio di Trento. Alle pareti del transetto sinistro, la scena del Ritrovamento del Preziosissimo Sangue (di cui si è parlato a proposito della basilica di Sant’Andrea) e illustri personaggi venuti a venerarlo, nonché il Concilio qui convocato nel 1064 da papa Alessandro II;nella volta,scene della vita di San Francesco e San Domenico, con altri santi della tradizione religiosa mantovana. Nel presbiterio si noti l’arredo che dà nome e titolo a questa chiesa, la cattedra del vescovo; la sovrastante cupola presenta nei pennacchi i quattro evangelisti e nella calotta la scena più suggestiva fra quante si ritrovano nella cattedrale: la benevola figura dell’Eterno, al centro dei nove cori angelici. Nel catino absidale, altra grandiosa visione celeste: gli angeli recano gli strumenti della passione, celebrando così il trionfo del Redentore, raffigurato sul fondo nella Santissima Trinità, adorata da Maria e da San Giovanni Battista. Nel transetto destro, alle pareti altri personaggi storici venuti a Mantova a venerare il Preziosissimo Sangue, mentre la grande scena evoca la dieta dei governanti europei, qui convocata dal papa Pio II negli otto mesi del suo soggiorno (1459-1460). L’altare interno è dedicato all’Angelo custode, ma in origine a San Tommaso d’Aquino: di qui le scene della sua vita nella volta sovrastante, mentre le altre riguardano la vita di Maria, in rapporto con il secondo altare, intitolato alla Madonna d’Itria,una devozione siciliana introdotta a Mantova dal venerabile Francesco che era stato vescovo di Cefalù.
Due notevoli sculture sono in rapporto con il citato altare di San Luigi. Il paliotto è parte di un sarcofago trecentesco, si presume di un Gonzaga; accanto si ammira un sarcofago paleocristiano (sec. IV o inizi del successivo), che pur se danneggiato sulla fronte si manifesta di grande interesse, in particolare per la scenetta sul coperchio, storicamente una delle prime, in tutto il mondo cristiano, a raffigurare la Natività.
Infine, la cappella del SS Sacramento, un ricco tempietto stilisticamente autonomo, realizzato nel 1664 (committente il vescovo Masseo Vitali, architetto Alfonso Moscatelli) utilizzando colonne, pilastrini e archi in pietra d’Istria,lavorati nel primo Cinquecento dai veneziani Pietro e Tullio Lombardo. Sull’altare è la copia (l’originale, asportato da Napoleone, è disperso)di un dipinto di Fermo Ghisoni su disegno di Giulio Romano, raffigurante la Vocazione degli apostoli Pietro e Andrea.Sopra i confessionali,due delle dieci tele commissionate dal cardinale Ercole per gli altari laterali del tempio rinnovato da Giulio Romano:Santa Margherita, di Domenico Brusasorci, e San Martino, di Paolo Farinati. Sopra le porte, i santi Dottori della Chiesa Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno, di Felice Campi, autore anche dell’allegoria della Fede al centro della volta: opere neoclassiche come tutta la decorazione del tempietto,comprendente i sette tondi a rilievo che compongono un ciclo figurativo di cui non si conoscono altri esempi: sette episodi dell’Antico Testamento,tutti prefiguranti l’Eucaristia.

I dintorni

Uscendo dalla cattedrale, la via a destra passa davanti all’imponente facciata neoclassica del seminario diocesano e scende sino alla piazza Virgiliana, dov’è il ricchissimo Museo diocesano (per il quale, vedi oltre). In Sordello,da notare il settecentesco palazzo Bianchi, ora residenza del vescovo, il medievale palazzo Bonacolsi e il cosiddetto “Palazzo Ducale”, cioè i due edifici gotici porticati che costituiscono soltanto una piccola parte dell’immensa reggia dei Gonzaga. La parte visitabile della reggia comprende opere che possono integrare la visita della cattedrale: in particolare le tante pale d’altare provenienti dalle chiese soppresse e una eccellente replica dei nove arazzi su cartoni di Raffaello realizzati per la Cappella Sistina, raffiguranti episodi della vita degli apostoli Pietro e Paolo.Dalla piazza Sordello si può raggiungere in breve il castello di San Giorgio e attraversati i laghi sul ponte che lo fronteggia, ammirare la fantastica visione della città che pare emergere dalle acque.

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