La Basilica di Sant'Andrea

In pieno centro città sorge maestosa la basilica concattedrale intitolata all’apostolo Andrea,eretta per onorare e custodire la straordinaria reliquia denominata “Preziosissimo Sangue di nostro Signore Gesù Cristo”, da secoli e secoli meta di pellegrini da ogni dove.

La storia
“Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco,e subito ne uscì sangue e acqua”. Così il vangelo (Giovanni 19,34) dice di Gesù in croce. In seguito, la tradizione ha dato un nome a quel soldato,Longino, il quale potrebbe essere il centurione che, come attesta ancora il vangelo, riconobbe in Gesù il Figlio di Dio (Marco 15,39). Si tramanda che il milite raccolse ai piedi della croce un grumo di terra imbevuta del Sangue divino, la conservò come un tesoro e, lasciato l’esercito, giunse a Mantova dove,prima di subire il martirio, la nascose sotterra.
Mantova era allora una piccola città romana, nota come patria di Virgilio; nei secoli però decadde, ed era poco più di un villaggio quando, l’anno 804, il tesoro di Longino fu ritrovato. Risulta dalle cronache di corte che la notizia fu trasmessa all’imperatore Carlo Magno, il quale chiese al papa, Leone III, di recarsi a verificare l’accaduto; il papa venne, ed elevò Mantova a sede episcopale,come a porre la reliquia sotto la responsabilità di un vescovo.
L’istituzione della diocesi innescò un processo di sviluppo, religioso ma anche economico, sociale e culturale; tra l’altro comportò la definizione di un territorio, di cui Mantova non era un qualunque villaggio ma il centro: divenne così una città, riconosciuta poco dopo anche dall’autorità civile che ne fece la sede di una contea.
Sul finire del secolo, per la minaccia di un’invasione degli Ungari la reliquia fu di nuovo nascosta; riemerse nel 1048, entro il monastero benedettino nel frattempo sorto sul luogo. Da allora essa attirò numerosi papi, imperatori e altri illustri personaggi, nonché folle di pellegrini,avviando un ulteriore sviluppo della città. Sul sito del ritrovamento fu eretta una grande basilica romanica, che per volontà del marchese Ludovico II Gonzaga, su progetto di Leon Battista Alberti, a partire dal 1472 fu sostituita dall’attuale; la costruzione e la decorazione si protrassero per oltre tre secoli, durante i quali si arricchì dell’apporto di altri grandi artisti quali Mantegna, Correggio, Giulio Romano, Cellini, Viani,Anselmi,Canova,Juvara;a quest’ultimo si deve il progetto della cupola,che con i suoi 85 metri d’altezza segnala sin da lontano il sito della reliquia e dunque la culla dellacittà

La fede
Nella grande basilica, il reperto costituito da terra imbevuta di sangue è custodito in due reliquiari d’oro, a loro volta chiusi in un munito sacrario posto sopra l’altare della cripta. Tra il fatto storico attestato dai vangeli e il fatto storico del ritrovamento intercorre un periodo in cui le notizie sul sacro reperto sono affidate alla tradizione. Ma poco importa: come, sul piano storico, i mantovani vedono nella reliquia l’origine della loro città, così sul piano della fede essa prende rilievo da quanto richiama: e si tratta di richiami fondamentali per tutti i cristiani. Il “Preziosissimo Sangue di nostro Signore Gesù Cristo” custodito e venerato nella basilica di Sant’Andrea anzitutto ricorda che Gesù è morto in croce, ha versato il suo sangue per redimere l’umanità. Rimanda dunque al cuore della fede, suscitando in ciascuno i più profondi sentimenti di ammirazione, lode e riconoscenza. In secondo luogo ricorda che Gesù ha voluto lasciare a tutti gli uomini il proprio sangue come bevanda spirituale:
“Prendete e bevete,questo è il mio sangue..”
E’ il Sangue che per sua volontà si fa presente nella celebrazione eucaristica:dunque la reliquia sottolinea il valore incommensurabile della Messa.

Gli appuntamenti
Il pellegrino che giunge nella basilica per venerare il Preziosissimo Sangue può anzitutto accogliere l’invito scritto al centro dell’ottagono sotto la cupola:
Procumbe viator, hic pretium tuae redemptionis adora, cioè “Prostrati, tu che passi, e adora qui il prezzo della tua redenzione”.
La reliquia è custodita nella cripta sottostante, dove si può scendere accompagnati dagli addetti (presenti nella terza cappella di destra) i quali segnalano il luogo dove è racchiusa. Di qui, con una complessa procedura che avviene sempre alla presenza del vescovo, essa viene estratta ed esposta alla pubblica venerazione per alcune ore due volte durante l’anno: il 12 marzo, anniversario del rinvenimento, e il Venerdì santo,giorno in cui si commemora la morte di Gesù in croce e quindi lo spargimento del suo Sangue. I riti del Venerdì santo si concludono con una processione notturna, che porta la reliquia per le vie del centro.
A questa processione, l’atto più solenne della venerazione della città per il sacro segno da cui ha avuto origine, partecipano, con il Vescovo, il clero e una folla di fedeli, le autorità civili e militari e una delegazione della città tedesca di Weingarten,dove è oggetto di grande devozione un frammento della reliquia, là trasferito nell’XI secolo.

L’arte
La basilica, capolavoro del rinascimento ripreso nelle forme interne da innumerevoli chiese del mondo intero, è ricca di dipinti in vario modo motivati dalla presenza della reliquia.
I più diretti sono quelli della cappella di destra precedente il transetto. E’ la cappella di San Longino,dove la reliquia è oggetto di tre dipinti, ideati da Giulio Romano e da lui stesso eseguiti (tranne il terzo, realizzato dal suo collaboratore Rinaldo Mantovano; quello a olio sull’altare è qui in copia; l’originale, asportato da Napoleone, è al Louvre).
I tre dipinti sono tra loro collegati: la scena della Crocifissione, che richiama l’origine della reliquia, è ruotata verso quella centrale, in cui la Natività è affiancata da San Giovanni evangelista e da San Longino, il quale a sua volta guarda verso la scena del Ritrovamento della reliquia avvenuto a Mantova l’anno 1048. Gli affreschi delle altre grandi cappelle della navata, anch’essi del XVI secolo,integrano il tema della redenzione presentando la madre di Gesù (la sua Nascita e l’Assunzione al cielo, seconda cappella di destra), la nascita dello stesso Gesù, con l’Adorazione dei pastori e l’Adorazione dei magi (seconda di sinistra), la sua Discesa al limbo e Risurrezione (prima di sinistra), e la sorte che attende chi ha fede in lui (dal chiuso sepolcro risorgerà, come lui: terza cappella di sinistra, mentre la prima di destra presenta i tre regni dell’oltretomba, inferno purgatorio e paradiso).
Del XVIII secolo sono gli affreschi che si snodano lungo le pareti a richiamare la vita pubblica di Gesù, dal battesimo (presbiterio, all’angolo con il transetto sinistro) all’ascensione (di fronte al precedente), mentre il catino dell’abside presenta il Martirio di Sant’Andrea, al quale la basilica è intitolata perché fu lui, si narra, a rivelare a un vecchio semicieco il luogo dove si trovava la reliquia.
L’affresco è di Giorgio Anselmi, come quello grandioso della cupola che presenta la reliquia nella gloria del paradiso.
Notevoli ancora, tra le tante opere d’arte, quelle della prima piccola cappella di sinistra, intitolata a San Giovanni Battista. Questa cappella fu assegnata al grande pittore Andrea Mantegna, qui ritratto in un magnifico busto bronzeo. Suo è l’incantevole gruppo di fronte all’ingresso, che unifica le sacre famiglie di Gesù e del Battista, mentre gli evangelisti affrescati nei pennacchi della cupoletta sono del giovane Correggio.
Non si trascuri poi il singolare sepolcro Strozzi, opera di Giulio Romano, collocato nella cappella di sinistra del transetto di sinistra.

I dintorni
Uscendo dalla porta vicina a questa cappella ci si trova nella piazza Leon Battista Alberti, ricavata sul sito dell’antico monastero. Di qui si possono ammirare l’incompiuta facciata laterale, la maestà della cupola di Filippo Juvara, le possenti strutture del tempio, il bellissimo campanile (eretto nel 1413 per la precedente basilica) e il lato superstite del chiostro monastico medievale. Attraverso quest’ultimo, un suggestivo passaggio riconduce all’atrio della basilica.
Di qui, ammirati il bellissimo portale, gli stucchi delle volte e l’elegante facciata (di forme senza paralleli con alcun’altra nel mondo), si può passare alle due piazze poste lungo il fianco destro della basilica, il centro della città in età comunale (XII-XIII secolo). La via affiancata da case porticate è un tratto di quella che poi fu detta “la strada del Principe”, voluta dai Gonzaga per collegare la reggia con il Palazzo Te. La piazza maggiore è detta delle Erbe; sul lato breve spicca la raffinata “casa del Mercante”, che si appoggia alla torre del Salaro; domina il lato lungo il palazzo della Ragione, con la torre su cui sono collocati un complesso orologio quattrocentesco e una statua dell’Immacolata.
Di particolare interesse è la rotonda di San Lorenzo, la più antica delle chiese cittadine pervenute sino ai tempi nostri, costruita nel 1083 dalla “Grancontessa” Matilde di Canossa, a integrazione delle chiese che si sa costruite (insieme con vari ospizi) lungo i percorsi dei pellegrini, per prepararli spiritualmente alla venerazione del Preziosissimo Sangue. Per questo la sua forma circolare,con interno a cupola,deambulatorio e matroneo – è simile a quella dell’anàstasis di Gerusalemme, cioè la parte della basilica del Santo Sepolcro racchiudente appunto il sepolcro di Gesù e dunque celebrante la sua risurrezione.
Ciò pone questa “rotonda”, come si usa chiamarla, in rapporto con la basilica di Sant’Andrea, per un’evidente riproposta congiunta dei due momenti della Pasqua: il Sant’Andrea, con il Sangue versato, richiama il calvario e dunque la morte di Gesù in croce; il San Lorenzo, con la sua forma,ne richiama la risurrezione.
La mole del palazzo del Podestà separa la piazza delle Erbe dalla più raccolta piazza Broletto, con la graziosa fontana dei delfini, il possente arco dell’Arengario e il duecentesco monumento a Virgilio.

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