Museo Diocesano

Larga parte delle figure ed eventi relativi alle chiese ricordate trova riscontro nel Museo diocesano intitolato a Francesco Gonzaga:un museo ricchissimo, che offre la possibilità di ammirare capolavori d’ogni genere, e insieme costituisce come una sintesi dei luoghi sacri mantovani. Dalla basilica di Sant’Andrea, santuario del Sangue di Gesù, provengono gli affreschi con le relative sinopie realizzati da Mantegna e Correggio, raffiguranti la redenzione nei momenti-cardine della vita terrena di Gesù, la nascita, la morte e la risurrezione.
Varie altre opere sono poi specificamente relative al Preziosissimo Sangue, come una grande targa in argento sbalzato che ne rappresenta il ritrovamento, e dipinti con i reliquiari che lo contengono.

Dalla cattedrale provengono memorie di Sant’Anselmo, come la serie senza pari di figurine a sbalzo rinvenute nell’urna del suo corpo incorrotto, rappresentanti una nobile famiglia “al completo”che non può essere se non la famiglia Gonzaga agli inizi del ‘600. S.Anselmo è raffigurato anche in due magnifiche tele coeve, rispettivamente di Domenico Fetti e Francesco Borgani. In cattedrale si venerano anche altri santi: e al museo una serie di stampe, dipinti e sculture ricorda i santi e i beati mantovani; in particolare, un dipinto della monferrina seicentesca Orsola Caccia presenta le mistiche nozze della Beata Osanna Andreasi in un incantevole tripudio floreale. Dalla cattedrale provengono poi tele di Bazzani e altri, preziose oreficerie, tre cassette islamiche dell’XI secolo, il magnifico Messale quattrocentesco detto di Barbara di Brandeburgo,ritenuto uno dei più bei libri miniati esistenti al mondo,e una sontuosa serie di grandi arazzi, commissionati a Parigi dal venerabile Francesco Gonzaga, illustranti in modo singolare il tema della Pasqua: preannunciata (con la Trasfigurazione di Gesù sul monte), realizzata (l’incredulo Tommaso mette il dito nel costato del Risorto), completata (con l’Ascensione) e poi vista nei suoi effetti (il dono dello Spirito Santo a Pentecoste; la santità,negli uomini che lo accolgono in pienezza).Il santuario delle Grazie è richiamato dalle celebri armature già sull’impalcata votiva: qui ricomposte con criteri scientifici, le armature costituiscono il nucleo più importante al mondo tra le italiane dei secoli XV e XVI.Al museo le accompagnano pannelli illustrativi, l’ingrandimento di un’antica stampa che le mostra nella loro collocazione originaria, e un coccodrillo del Nilo, come quello che pende incatenato dalle volte del santuario a ricordare la sconfitta del Maligno.

Il santuario di Castiglione è richiamato da varie immagini di San Luigi Gonzaga, tra le quali, commovente, uno dei tre ritratti fatti eseguire da sua madre per celebrare la sua beatificazione. Ulteriori, incomparabili tesori del Museo provengono da altre chiese della diocesi, da depositi di enti pubblici e da donazioni private. La basilica palatina di S.Barbara ha dato al Museo gli incomparabili preziosi che compongono, con altri provenienti dalla cattedrale, tutto quanto sussiste della fiabesca oreficeria dei Gonzaga. Tra essi, il pendente in oro e diamanti ricevuto in dono per il battesimo del poi duca Vincenzo I, la raffinatissima stauroteca contenente smalti bizantini del X secolo, la grande urna in oro e quarzo destinata a contenere le reliquie della santa, e un sontuoso reliquiario, perfetto esempio dello stile barocco, in argento, avorio e, sorprendentemente, tartaruga.

Una serie di sculture e dipinti, disposti in ordine cronologico, consente di ripercorrere puntualmente le vicende politiche, culturali e religiose degli ultimi duemila anni della storia mantovana.
Una sala appositamente attrezzata per i non-vedenti, con sculture e dipinti riprodotti a rilievo, accompagnati da audioguida e spiegazioni in braille.

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