Santuario Santo Luigi Gonzaga

Tra le glorie mantovane spicca il patrono
della gioventù, venerato in tutto il mondo cristiano ma particolarmente nel santuario che gli è stato dedicato nella sua città natale, dove anche altri segni richiamano la sua presenza e il suo esempio.

La storia
Castiglione delle Stiviere era nel Cinquecento la capitale di un piccolo feudo imperiale, di cui era signore il marchese Ferrante Gonzaga, esponente di un ramo cadetto della dinastia, il quale aveva preso in moglie la pia Marta Tana dei baroni di Sàntena.
Luigi, nato nel castello signorile il 9 marzo 1568, fu il loro primogenito, e come tale destinato a succedere al padre a capo del marchesato; allo scopo il padre volle addestrarlo all’uso delle armi, lo fece educare alla corte di Firenze e lo portò con sé presso Filippo II di Spagna. Ma la vita principesca non lo attirava, e a quindici anni scoprì la vocazione religiosa. Per realizzarla resistette con virile fermezza alla tenace opposizione paterna, e diciottenne rinunciò al marchesato per entrare a Roma nella Compagnia di Gesù. Al padre, deceduto poco dopo, succedette il secondogenito Rodolfo, un giovane sventato incapace di governare: l’opposto del saggio Luigi, il quale cercò in tutti i modi di guidare il fratello e rimediare alle sue malefatte, anche recandosi ripetutamente di persona a Castiglione. Nel 1591, tornando a Roma trovò la città in preda alla peste, e i suoi confratelli impegnati ad assistere i colpiti; a lui, cagionevole di salute, i suoi superiori lo proibirono; ma una mattina per la strada quasi inciampò in un appestato: lo prese in braccio, lo portò all’ospedale, lo assistette fino a sera. Contrasse così il morbo, che il 21 giugno lo portò alla morte. Gli mancavano pochi mesi all’ordinazione sacerdotale.
Nel 1605 fu proclamato beato; nel ricordo di lui, con l’appoggio del principe Francesco, succeduto nel frattempo al fratello Rodolfo, i Gesuiti aprirono una casa a Castiglione ed eressero la chiesa poi divenuta il suo santuario, mentre tre sue nipoti, le sorelle Cinzia, Olimpia e Gridonia Gonzaga figlie di Rodolfo, diedero vita a una famiglia religiosa denominata “Nobile Collegio delle Vergini di Gesù”. Nel 1726 Luigi fu proclamato santo e, tre anni dopo, patrono universale della gioventù.
Nel 1859, all’indomani della battaglia di Solferino e San Martino, i feriti dei tre eserciti in lotta (italiano, francese e austriaco) furono trasportati a migliaia a Castiglione, tanti da occupare tutte le chiese e le strade.
I governi, come di consueto, non avevano previsto per loro alcuna assistenza; allora il sacerdote Lorenzo Barziza animò le donne del borgo ad intervenire, prestando ogni possibile aiuto a tutti, amici e nemici, al motto “Tutti fratelli!” Un uomo d’affari ginevrino per caso presente, Henri Dunant, fu colpito dall’indiscriminato slancio di quelle donne, e ne trasse spunto per fondare in seguito la Croce Rossa Internazionale (che non a caso ha istituito qui il proprio museo). Ma corre l’opinione che, più o meno consapevolmente, le generose donne di Castiglione siano state mosse dal ricordo del gesto eroico del loro concittadino Luigi.
Il più illustre figlio di Castiglione è noto e venerato in tutto il mondo, e numerosi sono i pellegrini che si recano al suo santuario. Tra i più recenti si ricordano il poi papa Paolo VI e nel 1991, a celebrare il quarto centenario della sua nascita al cielo, il Beato Giovanni Paolo II.

La fede
La vita di Luigi Gonzaga offre più di un motivo di riflessione. La sua radicale adesione al vangelo si è manifestata anzitutto nella determinazione a seguire la via tracciatagli da Dio, ponendo la Sua volontà al di sopra di ogni altra considerazione, quali potevano essere il prestigio nobiliare, il potere politico, una vita agiata, la volontà paterna. Esemplare inoltre egli è stato, come attestano i suoi scritti, nello studio della Parola di Dio, nell’intensità della preghiera, nella pratica delle virtù. Tra le virtù, anzitutto la carità: non esitò a umiliarsi andando dai nobili suoi pari a chiedere l’elemosina per i poveri, si adoperò a risolvere problemi di quelli che avrebbero potuto essere suoi sudditi, e pur consapevole del rischio non si trattenne dal gesto eroico che a ventitré anni pose fine alla sua vita terrena.
Questi valori sono richiamati nel santuario dalla reliquia che vi si venera (il suo capo, nell’urna sopra l’altare; il corpo è nella chiesa romana di Sant’Ignazio) e dalle immagini che ripercorrono la sua vita: quelle a monocromo lungo la navata, gli affreschi dell’arco trionfale (San Luigi in gloria, di Giorgio Anselmi) e della cupola, nonché la grande pala dell’altare (San Luigi in preghiera, di Antonio Balestra).

Gli appuntamenti
Il santuario, affidato ai Padri Dehoniani, è sempre aperto per la preghiera e le confessioni. Due sono le ricorrenze annuali che vi si festeggiano: il 9 marzo la nascita terrena del santo, e il 21 giugno la sua nascita al cielo.

L’arte
Sul piano dell’architettura, il tempio offre un rilevante esempio di entrambi i volti dello stile barocco: nella navata (progetto di Luca Bienni, realizzato a partire dal 1608) quello austero del Seicento, e nel presbiterio (ricostruito dal 1761 su progetto di Paolo Soratini) quello più luminoso e scenografico del Settecento. All’interno, oltre ai dipinti già ricordati, è notevole, al terzo altare di destra, la Pietà attribuita al Guercino.

I dintorni
A Castiglione e nel circondario sono numerosi i luoghi in vario modo relativi a San Luigi. Uscendo dal santuario, si scorge al termine della via di fronte il torrione d’accesso al castello dove è nato. Volgendo invece a sinistra, la breve via Marta Tana porta al Collegio delle Vergini di Gesù, fondato dalle sue tre nipoti; esso ospita, nei suggestivi ambienti di una casa signorile del Cinquecento, il Museo Storico Aloisiano, ricco di memorie del santo, nonché dipinti di gran pregio, numerose altre opere d’arte e un maestoso refettorio settecentesco. Sul colle a pochi metri è il duomo, che nel Settecento ha preso il posto della chiesa parrocchiale dove Luigi fu battezzato e, dodicenne, ricevette la prima Comunione dalle mani di San Carlo Borromeo. Sul sagrato è una copia in bronzo della Pietà Rondanini di Michelangelo, qui collocata nel 1959 a ricordo dell’assistenza prestata cento anni prima ai feriti di Solferino. Nel solenne luminoso interno si ammirano tra le altre due tele del primo Seicento: Sposalizio di Santa Caterina, di Camillo Procaccini e Santa Rosalia, di Pietro Novelli. Alla base dei gradini di accesso al presbiterio è il sepolcro della madre del santo, mentre la diretta memoria di lui è affidata, in presbiterio a due tele di artisti castiglionesi: Madonna e santi (tra i quali Luigi) di Luigi Sigurtà (1777) e Carità di San Luigi di Franco Ferlenga (1991).
Accanto al duomo sorge la chiesetta dei Disciplini dove, alla vigilia della sua ultima partenza per Roma, Luigi tenne un sermone sull’Eucaristia.
Nel circondario meritano una visita il piccolo santuario della Beata Vergine Maria della Rosa, detto della Ghisiola, e l’ala superstite del quattrocentesco convento di Santa Maria.

Vuoi essere il primo a saperlo?

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi le anteprime delle offerte
Oppure
Seguici su